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chica's stylepecora dolly... April 04 destino?
La vita le aveva abbastanza insegnato quanto sia da tenere da conto ogni sentimento sincero in un mondo in cui indifferenza e inimicizia sono a casa loro.
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Veramente, la colpa è nostra, se ce ne meravigliamo tanto. Ci piace immaginare solide e durevoli le cose al mondo, e specialmente i rapporti coniugali, e quanto a questi, tutte quelle commedie che vediamo di continuo, ci inducono a fantasie che non corrispondono affatto alla realtà. A teatro, il matrimonio lo consideriamo lo scopo finale di un desiderio che si protrae di atto in atto, attraverso una serie di ostacoli: nell’istante in cui è raggiunto, cala il sipario, e quella soddisfazione momentanea trova eco in noi. Ma nella vita, è diverso: dietro il sipario si prosegue a recitare, e quando s’alza un’altra volta, si vorrebbe non vedere e non sentire più nulla.
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Fortunatamente ognuno di noi può assorbire la sventura solo sino ad un certo punto; ciò che va oltre, ci annienta oppure ci lascia indifferenti.
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Ci sono cose che il destino vuole a tutti i costi. È inutile che ragione e virtù, doveri e santi principi d’ogni sorta, gli attraversino la strada: bisogna che avvenga ciò che a lui sembra giusto, a noi ingiusto; e riesce a imporsi, comunque non ci si muova.
Goethe, Le affinità elettive
January 25 ...
La tromba del giudizio finale suoni pure, quando vorrà: con questo libro fra le mani mi presenterò al giudice supremo. Dirò fermamente: «Qui è ciò che ho fatto, ciò che ho pensato, ciò che sono stato. Ho detto il bene e il male con identica franchezza. Nulla ho taciuto di cattivo e nulla ho aggiunto di buono, e se mi è occorso di usare, qua e là, qualche trascurabile ornamento, l'ho fatto esclusivamente per colmare i vuoti della mia debole memoria; ho potuto supporre vero quanto sapevo che avrebbe potuto esserlo, mai ciò che sapevo falso. Mi sono mostrato così come fui, spregevole e vile, quando lo sono stato, buono, generoso, sublime quando lo sono stato: ho disvelato il mio intimo così come tu stesso l'hai visto. Essere esterno, raduna intorno a me la folla innumerevole dei miei simili; ascoltino le mie confessioni, piangano sulle mie indegnità, arrossiscano delle mie miserie. Scopra ciascuno di essi a sua volta, con la stessa sincerità, il suo cuore ai piedi del tuo trono; e poi che uno solo osi dirti: «Io fui migliore di quell'uomo.» Rousseau, LE CONFESSIONI January 17 splendida giornata"Prendere o lasciare. Alcune condizioni fanno parte della vita". Vero, ma...chi è che le sceglie queste condizioni? A volte ti si scaraventano addosso, senza pensare, non hai tempo per decidere, devi solo scegliere: si o no. Due lettere, un bivio, due strade che divergono e una sola possibilità. Senza ritorno ovviamente, non è pensabile provare a tornare indietro per prendere qualche svincolo, ogni traversa presa è quella definitiva. Uou. Tanto vale fermarsi, prendersi un drink e decidere con più calma: sbagliato, stai ancora una volta decidendo qualcosa, la strada che hai davanti continua a mutare. Dicotomia: suddivisione in due parti. Destra o sinistra...un pò come giusto e sbagliato...si o no...verità e bugia...prendere o lasciare...bianco e nero...ma dove sono finiti i colori? January 15 ...Chi siamo noi per parlare di conseguenze, se della loro interminabile fila che incessantemente ci viene incontro possiamo vedere solo la prima, Significa forse che qualcosa può ancora accadere, Non qualcosa, tutto, Non capisco, E’ solo perché viviamo tanto assorti che non ci accorgiamo come quello che via via ci accade lasci intatto, in ogni momento, ciò che ci può accadere, Questo vuol dire che quanto ci può accadere è in continua rigenerazione, Non solo si rigenera ma si moltiplica, ci basta paragonare due giorni successivi, Non ho mai pensato che fosse così, Sono cose che solo gli angosciati conoscono bene. Josè Saramago, Tutti i nomi December 10 ..."Essermi innamorata, questo mi sembrava inebriante”. Ci fu un attimo di silenzio. “Già, l’amore” dissi. “Parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare. Come lo descriveresti?”. Qui Stella fece un’altra pausa. Poi, con voce stanca, riprese: “Se non lo sai non posso spiegartelo”. “Allora non si può definire? Non se ne può parlare? È una cosa che nasce, che non si può ignorare, che distrugge la vita delle persone. Ma non possiamo dire nient’altro. Esiste, e basta”. “Queste sono parole, Peter” mormorò Stella. “Forse” dissi un po’ piccato. “Ma sono anche l’unica cosa che abbiamo. Vorrei chiederti di considerare la possibilità che questo tuo amore, in realtà, fosse la copertura di qualcos’altro”. “Cosa intendi dire?” “Guarda gli effetti che ha avuto. Hai mollato tutto. Hai cominciato a disprezzare l’uomo che avevi imparato a…”. Mi interruppi. Stella aveva cominciato a piangere sommessamente. Le diedi un fazzoletto. Vedevo che si odiava per quell’esibizione di fragilità femminile, tanto che in una seduta successiva sentì il bisogno di parlarmene. In quella fase, mi disse, sapeva che se io l’avessi respinta, disprezzata, condannata, non le sarebbe rimasto nulla. Lei non era nulla. Il quadro mi era perfettamente chiaro.
Patrick McGrath, Follia
December 05 il mondo che vorrei?"Qui si può
solo piangere... ...e alla fine non si piange neanche più. " ![]() November 10 ...
O gente contenta e soddisfatta di se stessa! Con quale burbanzoso autocompiacimento questi chiacchieroni son sempre pronti a spiattellare le loro sentenze! Se soltanto sapessero fino a che punto io sono cosciente di quanto sia abominevole la mia attuale situazione, certo non oserebbero aprir la bocca per farmi la lezione. E del resto, cosa mai potrebbero dirmi di nuovo, che io già non sappia? E il punto sta forse qui? Il punto sta nel fatto che basterebbe un solo giro della ruota della fortuna perché tutto cambiasse, e quegli stessi signori moralisti (ne sono convinto) verrebbero a farmi le loro congratulazioni battendomi affabilmente la mano sulla spalla, e certo non mi volterebbero le spalle come fanno ora. Ma io sputo su tutti loro quanti sono! Che cosa sono io adesso? Uno zero. Cosa potrei essere domani? Domani potrei risorgere dai morti e ricominciare nuovamente a vivere! Posso sempre ritrovare l'uomo che è in me, finche almeno non è perduto! Dostoevskij, Il giocatore October 28 It can't rain all the timeE...anche se di solito preferisco non commentare i testi delle canzoni, ma scriverle soltanto...questa canzone non ha davvero bisogno di commenti per me...
It Can't Rain All The Time October 26 veleno
Come gli adesivi che si staccano Del tuo veleno mi avvelenerò
October 21 "senza che nessuno la chieda, senza che la si aspetti"
Ruzena si sentì invadere da una sensazione, confusa ma infinitamente dolce, di sollievo: se Bertlef era comparso proprio oggi significava che tutto quello che stava succedendo veniva deciso da qualche parte e che lei poteva riposare e abbandonarsi a quella forza superiore. “Sì, siete arrivato proprio in tempo.” “Lo so” Eppure c’era qualcosa che le sfuggiva. “Ma perché? Perché siete venuto a cercarmi?". "Perché vi amo". La parola amo era stata pronunciata molto sommessamente, ma la stanza ne fu subito piena. Anche la voce di Ruzena si fece bassa: "Voi mi amate?". "Sì." Anche Frantisek e Klìma le avevano già detto quella parola, ma quella sera lei la vide per la prima volta come è veramente quando arriva senza che nessuno la chieda, senza che la si aspetti, nuda. Era entrata nella stanza come un miracolo. Era semplicemente inspiegabile e proprio per questo parve tanto più reale a Ruzena, perché le cose essenziali di questo mondo non hanno spiegazione né motivo, hanno in se stesse la ragione d'essere.
Milan Kundera, Il valzer degli addii
October 10 silenzio
"La capacità che ha la gente di sporcare tutto quello che non conosce mi lascia sempre senza parole."
"Diventiamo molto egoisti quando vogliamo salvarci la vita. O dannarci."
October 07 ...
A proposito, ti ho mai detto che cosa mi aveva attirato verso Pitagora? Il fatto che è stato lui a inventare la parola "amicizia", lo sapevi? Quando gli chiesero che cos'era un amico, lui rispose: «Colui che è l'altro me stesso, come accade ai numeri 220 e 284». Due numeri sono "amici" o "amicabili" se ognuno di essi è la somma di tutti i divisori dell'altro (esclusi i numeri stessi). I due numeri amicabili più celebri del Pantheon pitagorico sono appunto 220 e 284, che formano una bella coppia. Puoi fare la prova, se hai tempo. E noi due, siamo "amici"? Quali sono i tuoi divisori, Pierre? E i miei? Forse è arrivato il momento di fare la somma dei nostri divisori. Denis Guedj, Il Teorema del Pappagallo
“La cultura, vedete, è quello che si ricorda quando si è dimenticato tutto il resto”. September 21 canzoniNessun commento...solo il testo di una canzone ricevuta oggi, che sto ascoltando da ore =) Ringraziando chi me l'ha inviata (per questa canzone e per tutte le altre =D )
Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole "Non ci lasceremo mai, mai e poi mai", vorrei dirti ora le stesse cose ma come fan presto, amore, ad appassire le rose così per noi l'amore che strappa i capelli è perduto ormai, non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza. E quando ti troverai in mano quei fiori appassiti al sole di un aprile ormai lontano, li rimpiangerai ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo. E sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo. Fabrizio De Andrè, Canzone Dell'amore Perduto September 14 .I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell’intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie. In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre. Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’aveva mai detto. Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi September 05 I'm going back to the start...Contenta, finalmente decisa a ricominciare. Di nuovo. Con gli amici di sempre, e i nuovi acquisti. Lasciando alle spalle persone che ormai ho perso e non ho più intenzione di recuperare. Non sempre si può o si deve recuperare qualcosa, si va avanti con ricordi belli e brutti, con gli insegnamenti di cui l'esperienza ti ha caricato. E sono qui, sola in una stanza ad ascoltare vecchie canzoni. Ma le ascolto con il sorriso, "Mezz'ora"..."Quando partivano i lenti"...nooo, mi vengono quasi i brividi. Ripenso a quanto sono cambiata, ripenso a tutte le persone che ho incrociato nel cammino, ripenso a sorrisi, malecumpasse, scherzi, parole che non avresti MAI detto, azioni che non avresti MAI compiuto. "Non lo farei mai"..."Non lo direi mai"...E cominci a capire quanto davvero pesino i tuoi diciannove anni. La scuola è davvero finita, te ne accorgi solo adesso, adesso che non entrerai nella solita classe, in mezzo a volti fin troppo noti, nell'ambiente che, odiato o amato, ti conforta. Somigliano a riflessioni di una persona "matura" che guarda con dolce malinconia il suo passato, invece sono solo pensieri di una persona che ha vissuto e continua a vivere e ha ancora tanta, troppa strada da fare. Inutile adesso interrogarsi su ciò che avverrà, che sarà...sono curiosa di scoprire...e vivere... |
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Chiara Lombardowrote:
Ciao passavo di qua è ho visto il tuo blog davvero carino..se ti va passa nel mio ciaoooooooo
Mar. 21
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